CIFF - Cittadella International Film Festival - Nasce il Premio Torre di Malta - Tower of Malta Award
- Revolux Studios
- 3 giorni fa
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Quanto tempo serve per realizzare un sogno?
Per il mio — o meglio, per questo sogno condiviso — sono serviti più di milleottocentoventicinque giorni.
Oggi, qui a Cittadella, quel sogno prende finalmente forma nel Tower of Malta Award, il Premio Torre di Malta del Cittadella International Film Festival.
E non è un caso che tutto questo nasca proprio qui.
Cittadella possiede infatti un importante legame storico con il cinema italiano: questa città ha accolto le riprese di Come quando fuori piove del maestro Mario Monicelli, vedendo la presenza di interpreti straordinari come Claudia Pandolfi e Stefano Accorsi.
Un’eredità artistica che rende questo luogo non soltanto uno scenario di rara bellezza, ma anche uno spazio già profondamente legato alla narrazione cinematografica e alla memoria della Settima Arte.
Tutto ebbe inizio nel 2021, durante le riprese del mio primo cortometraggio, girato proprio qui, tra i vicoli di questa città e lungo le sue mura.
Camminando sul percorso di ronda, osservando dall’alto la città murata, ebbi una visione improvvisa: immaginai un lungo red carpet attraversare le mura di Cittadella, trasformando questo luogo storico in un ponte ideale tra passato e futuro, tra arte e memoria, tra identità e visione internazionale.
Da allora ho compreso che non poteva esistere luogo più adatto alla nascita di un festival cinematografico. Cittadella, custodisce nella propria identità il senso stesso della condivisione, dell’appartenenza e della comunità. Tra le città murate d’Europa, è una delle poche a possedere un camminamento di ronda interamente percorribile: un patrimonio straordinario, unico nel suo genere, simbolo di continuità storica ed abbraccio culturale universale.
Abbiamo scelto Cittadella non soltanto per la sua storia millenaria e per il fascino del suo borgo medievale, ma anche per la sua posizione strategica nel cuore del Veneto, terra di straordinaria imprenditoria, cultura e innovazione.
In una regione che custodisce meravigliose città murate come Castelfranco Veneto, Montagnana, Soave, Monselice, Noale, Cittadella rappresenta forse la sintesi più completa tra identità storica, accessibilità, infrastrutture e capacità organizzativa per ospitare un festival cinematografico internazionale.
Non è soltanto una città murata: è una vera “Città d’Arte”, un luogo capace di trasformare il patrimonio culturale in esperienza viva, contemporanea e condivisa.
L’ispirazione più profonda di questo premio nasce però dalla Torre di Malta, luogo che in origine fu prigione, citata persino da Dante nel Purgatorio. Proprio da quel simbolo di segregazione, dolore e isolamento ho voluto compiere un’inversione gnoseologia: trasformare un luogo nato per rinchiudere in un simbolo capace invece di elevare, liberare e generare cultura.
Questo premio rappresenta quindi redenzione, speranza, rinascita.
Vuole alzare lo sguardo di chi lo riceve oltre le mura che abbracciano Cittadella, come un nido pascoliano che custodisce e fa crescere nuovi talenti. Perché Cittadella non è soltanto una città: è un luogo che accoglie, protegge e genera visioni.
La mia formazione nel mondo della conservazione dei beni culturali, unita al mio percorso come polistrumentista, produttore, progettista, autore e regista, mi ha portato a vivere l’arte in tutte le sue forme. Sono sempre stato una persona con “le mani in pasta” nella creazione artistica, nella sua poliedricità espressiva, convinto che ogni linguaggio — musica, cinema, scrittura, immagine, patrimonio culturale — possa dialogare con l’altro e generare nuove visioni.
Ed è proprio qui che il cinema rivela la sua natura più profonda: essere la Settima Arte, la sintesi suprema di tutte le arti. Nel cinema convivono immagine, musica, parola, architettura, teatro, letteratura, memoria e sogno. È un linguaggio totale, capace di custodire l’identità di un popolo e, allo stesso tempo, di proiettarla verso il futuro.
È anche da questa sensibilità multidisciplinare che nasce un’idea forse audace: elevare un bene culturale a premio artistico. Fare del patrimonio non soltanto memoria del passato, ma motore vivo del presente e del futuro.
Ho scelto Cittadella non soltanto per il fascino bucolico del suo borgo medievale, ma perché credo profondamente che la vera ricchezza del nostro territorio sia la storia.
La nostra arte, la nostra cultura, il paesaggio, il cibo, la bellezza diffusa del nostro Paese: questo è il vero petrolio d’Italia. Viviamo nel Paese più biodiverso culturalmente del mondo, e troppo spesso dimentichiamo il valore immenso ed inquantificabile di ciò che possediamo.
Anni fa, un grande imprenditore veneto mi regalò un braccialetto dicendomi: “Abbi fede e credi nell’Italia”.
Quelle parole mi sono rimaste dentro. Dopo essere partito all’estero alla ricerca di opportunità, ho scelto di tornare. E con questo festival sto cercando, nel mio piccolo, di restituire dignità a un settore oggi profondamente fragile.
Il cinema e il mondo audiovisivo stanno attraversando una crisi senza precedenti: precarietà, assenza di tutele, dispersione di risorse, produzioni che troppo spesso non generano valore per il nostro territorio, e oggi anche l’impatto dell’intelligenza artificiale, che ridefinisce radicalmente il lavoro creativo e umano, depauperandolo del suo sudore ed anima.
Per questo il Cittadella International Film Festival non vuole essere soltanto una vetrina artistica.
Vuole essere anche un presidio culturale, etico, professionale all’avanguardia che possa creare il linguaggio cinematografico del futuro. Un luogo che promuova meritocrazia, legalità, trasparenza, deontologia, etica e riconoscimento autentico del talento.
Ma soprattutto vogliamo che tutto questo non sia vano.
Facciamo in modo che lo sforzo in energie, investimenti economici, crescita culturale e collaborazioni nazionali e internazionali con scuole, accademie e università possa generare qualcosa di concreto e duraturo. Facciamo in modo che il sacrificio dei volontari, dello staff e di tutte le persone che stanno portando avanti questo festival, nonostante le enormi difficoltà economiche e l’assenza totale di finanziamenti ricevuti, non venga disperso.
Questo festival esiste grazie alla passione, alla resilienza e alla volontà di chi ha deciso di crederci comunque, nonostante le infinite porte in faccia.
Per questo oggi vi chiediamo di continuare a sostenerci.
Aiutateci ancora a credere in questo Paese.
Aiutateci a ricostruire il futuro di questo settore.
Fate si che questo grido generazionale non rimanga inascoltato.
Ringrazio profondamente tutti coloro che hanno creduto in questa visione e che hanno scelto di sostenerla, anche quando sembrava impossibile, fragile, troppo grande o troppo distante dalla realtà.
Perché ogni grande cambiamento nasce sempre da persone considerate folli.
Folli abbastanza da vedere ciò che ancora non esiste.
Folli abbastanza da sacrificare tempo, energie, denaro, sonno e certezze per qualcosa che forse non vedranno compiuto nell’immediato, ma che sperano possa sopravvivere a loro stessi, nella grandezza.
Sono i folli che cambiano il mondo o sono i folli che finiscono per distruggerlo?
Sempre che il mondo non finisca prima per spegnerli, consumarli o distruggerli.
Eppure è proprio in quella follia lucida, ostinata e visionaria che nasce ogni atto creativo, ogni rivoluzione culturale, ogni gesto capace di lasciare una traccia indelebile nella storia.
Perché chi crea arte, chi difende la cultura, chi continua a credere nella bellezza in tempi dominati dal cinismo e dall’indifferenza, compie un atto di resistenza umana.
Oggi viviamo in un tempo che ci insegna ad avere paura di sbagliare, paura di sognare troppo, paura di essere vulnerabili, diversi, idealisti.
Ma senza visionari non esisterebbero il cinema, la musica, la poesia, né alcuna delle opere che hanno dato senso alla nostra esistenza collettiva.
Per questo vi chiedo di non perdere mai quella scintilla.
Di restare inquieti.
Di restare visionari.
Di restare abbastanza folli da credere ancora che la cultura possa salvare qualcosa dell’essere umano.
L’essenza di questo premio si racchiude proprio nella capacità di cambiare prospettiva: guardare oltre i confini, oltre i limiti, oltre ciò che appare possibile.
Il Premio Torre di Malta nasce soprattutto per le giovani generazioni.
Desidera diventare un patrimonio culturale condiviso, con la stessa autorevolezza simbolica che nel tempo hanno saputo conquistare il Premio Strega, il David di Donatello o il Premio Volpi.
Perché riscoprire e difendere la propria cultura significa difendere la propria identità.
Un popolo che perde memoria delle proprie radici perde inevitabilmente la sua identità
Quello che oggi chiedo alla politica, agli imprenditori, ai sostenitori, agli artisti e ai giovani è semplice ma fondamentale: fate sì che la luce di questo festival non si spenga.
Fate in modo che il Premio Torre di Malta possa diventare un simbolo internazionale, tramandato di generazione in generazione, capace di rappresentare non soltanto un riconoscimento artistico, ma un’autentica elevazione culturale.
Che questa luce continui a vivere anno dopo anno, edizione dopo edizione, fino a diventare un punto di riferimento per il cinema internazionale.
Prima che arrivi l’ultimo atto.
Prima che il sipario si chiuda definitivamente.
Prima che comincino i titoli di coda.
Perché un giorno, quando le luci si abbasseranno e resterà soltanto ciò che avremo lasciato agli altri, non conterà quanto rumore avremo fatto, ma quanta luce saremo riusciti a generare nel buio.
Grazie.
CIFF - Cittadella International Film Festival
Premio Torre di Malta – Tower of Malta Award
Fondato e ideato da Jacopo Dotti



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